scusa di nuovo è una prova
sto facendo dei test alle mie caselle di posta e devo mandare qualche mail di prova. sei stato prescelto come cavia…
nelle prossime ore te ne dovrebbero arrivare al massimo 4 o 5. non mi mandare accidenti e cestinale pure.
grazie e ciao
carlo gagliardi
14 gennaio 2012
14 gennaio 2012
scusa è una prova
sto facendo dei test alle caselle di posta e devo mandare qualche mail di prova. sei stato prescelto come cavia… te ne dovrebbero arrivare al massimo 2 o 3. non mi mandare accidenti ciao
carlo gagliardi
15 ottobre 2010
Gartner ha fatto un’altra scoperta dell’acqua calda…
Posted by Carlo Gagliardi under computer | Tag: cellulari, computer, Gartner, innovazione, ipad, iPhone, Wired |Leave a Comment
Leggo su Wired di oggi: Calano le vendite dei PC. Tutta colpa dell’iPad? (Gartner)
Credo che analisi così costose ed ovvie derivino solo dalla presunzione o lo snobbismo di chi non si vuole guardare intorno. O meglio: si guarda intorno e quando incontra oggetti rivoluzionari, molto semplici, quasi banali, ma a cui nessuna aveva pensato, li denigra, oppure dice sul serio e quindi non ha capito un cacchio!
Succede da sempre. Eclatante è il caso del telefono: a fine ’800, alcuni signori della Western Union e un gruppo di investitori durante l’analisi di un business plan di dissero: “Questo cosiddetto telefono ha troppi difetti per poter essere seriamente considerato un mezzo di comunicazione. Il congegno è privo di valore per quel che ci riguarda” e ”cosa sta pensando di fare Sig. Bell, di …mettere in collegamento ogni casa del nostro Paese?”. E da allora una lunga sequela di analisi sbagliate: ricorderete tutti il caso analogo del cellulare o degli sms. A che cacchio serve?
Ed è successo poi con l’iPhone e infine con l’iPad. E credo che siamo solo all’inizio.
Perché il mondo si sta “Edommizzando” (dalla famosa catena di vendita, che per prima ha fatto il salto, poi son venute Unieuro etc). Ma ovviamente accade in tutti gli altri settori: il venditore di contratti di telefonia, quello del satellite, quello delle automobili…
Intendo dire che quando dovevi comprare una macchina fotografica, un amplificatore o anche una lavatrice, 20 anni fa nei negozi trovavi a vendere persone esperte o comunque informate che ti davano consigli con un minimo di competenza.Ora no. Non solo non c’è la competenza, ma quelli che vendono, quelli col cravattone dicono cazzate, ma con convinzione! La prosopopea è una malattia molto contagiosa.
Ma torniamo all’iPad.
Ma che ci voleva a capire che era un’altro oggetto straordinario, semplicissimo e usabile da subito senza leggere nemmeno una riga?
E invece: a che serve? sembra un iPhone gigante! non si legge al sole! non sio può telefonare! è troppo grande! è troppo tutto! non serve a nulla!
Io col vantaggio di essere un curioso, un “impulsive adopter”, molto più modestamente quando l’ho visto non ho avuto alcuna esitazione e l’ho comprato.
Ora lo uso al posto del portatile, come potrebbero fare il 99% degli utilizzatori di computer, ma non lo fanno – lo faranno tra qualche anno con un oggetto simile.
In fondo che fa col computer il 99% delle persone? ci guarda la mail, consulta il giornale su internet, fa ricerche con google, usa Facebook e chatta.
Cose che si fanno molto meglio con l’iPad, molto più velocemente (si accende istantaneamente) e ovunque (senza chiavetta internet).
Qualcuno dirà: un po’di cose non si possono fare! e chissenefrega! Quelle cose si fanno sul portatile. Il fatto è che chi lo dice, quelle cose non le fa realmente. Chi invece le deve fare, ricade in quell’1% che usa il portatile! Semplice no?
Scusate lo sfogo, ma dopo il mio post del 30 maggio in cui dicevo le stesse cose che ho ripetuto, continuo a sentire molte, moltissime critiche all’oggetto in questione e leggo ancora molti, moltissimi articoli di “esperti” che ne denigrano la funzionalità.
Ma non provengono da quell’1%.
23 settembre 2010
Fuga di cervelli, siti internet e accessibilità: iscriversi ad un test di accesso all’università è di per se stesso parte del test.
Posted by Carlo Gagliardi under web | Tag: accessibilità, Bohr, Einstein, figli, Hawking, Heisenberg, Internet, ITALIA, Kindle, La Sapienza, medicina, principio di indeterminazione, Spagna, Stanca, test universitari, Tor Vergata, Università |[2] Comments
Una cosa molto più complicata la postulò nel ’32 Werner Karl Heisenberg, Nobel per la fisica: il principio di indeterminazione; attraverso la teoria si dimostrava che dall’osservazione di un fenomeno si può ottenere un’informazione solo a costo di perderne un’altra.
E ne nacque una polemica scientifica, sul finire della quale Einstein pronunciò la famosa frase: “Non credo che Dio abbia scelto di giocare a dadi con l’universo”, Bohr rispose: “Einstein, smettila di dire a Dio cosa fare con i suoi dadi”, e molto più tardi Hawking la concluse: ”… la considerazione dei buchi neri suggerisce non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere”.
Chiedo scusa a tutti, anche agli Interessati, per questo incipit un po’ alto…
Da quando mi occupo di web, ahimè un bel po’ di anni, il messaggio, la notizia e l’informazione sono sempre stati tenuti al centro dell’attenzione. Poi è venuta la “fuffa”.
E poi è arrivata la legge Stanca “…La legge 04/2004 si applica a tutte le pubbliche amministrazioni… La 04/2004 prevede …in caso di creazione … di un sito o di una pagina basata su tecnologie web, su siti pubblici, quest’ultima sia creata rispettando 22 requisiti tecnici che garantiscono l’accessibilità minima…”
Quindi dovremmo essere tutti abili, anche se diversamente, ma almeno capaci di fare un paio di cose, come: cercare su google una facoltà universitaria e fare un’iscrizione al test.
Ve lo racconto perché ho speso più di una ventina di ore (di più, molto di più, ma mi vergogno a confessarlo) durante l’estate per aiutare mio figlio ad iscriversi ai test di accesso alle varie facoltà di Sapienza e Tor Vergata, verificarne il buon esito (dell’iscrizione), cercare l’aula assegnata per il test e leggerne i risultati una volta eseguiti.
Tutti i siti consultati, nel pieno rispetto della legge, ovviamente rispettano i requisiti di accessibilità.
Ma solo quelli fisici/estetici: per quanto attiene alle informazioni non si capisce una mazza! Probabilmente perché la legge non ne parla.
Facendo ricerche su google per i test spesso finivamo nelle pagine di precedenti edizioni, o peggio ancora nei vecchie versioni dei siti delle stesse università: sono clinicamente morte, ma tenute in vita, contro la volontà di tutti, da quel perverso meccanismo che vuole che le informazioni digitali siano indelebili.
Se ti vuoi iscrivere al test di medicina per il 2010/2011, come niente finisci in una pagina che dice che la scadenza è il 27 luglio del 2009. E non c’è niente da fare. O ti appunti (a penna mi raccomando!!!) quel cacchio di link di quella pagina che una sera quando ormai eri disperato ti è apparsa per caso, ed era quella giusta, o non c’è nulla da fare. La volta dopo se ti va bene finisci nella sezione del 2008. E da quella non puoi arrivare alla sezione 2010, perché nel 2008 il 2010 è il futuro.
Ma che ci vuole a mettere in archivio le informazioni del passato? magari con un link alle omologhe sezioni attuali. La legge, stanca (lo dice la parola stessa), non lo prevede. Forse viene vista come un’eutanasia e si sa come la pensa l’attuale classe dirigente al proposito.
E quindi vai con la caccia al tesoro.
Una nota a parte la merita il fatto che l’iscrizione ai test delle università romane, non so le altre, si perfeziona solo con il pagamento, e questo si può effettuare on line solo se hai un conto on line su Unicredit Banca di Roma. Altrimenti ti stampi la tua cacchio di richiestina e la porti in banca, paghi e loro ti rilasciano una cacchio di ricevutina con un cacchio di codice del test (mica c’è scritto, chessò medicina, biologia). C’è scritto codice prova: 05417. E dal momento che la ricevutina devi esibire il giorno del test, se ti sei iscritto a più test, è bene fare il “reverse engineering” tornando sul sito, impazzendo a ricercare la pagina giusta, e appuntandosi a quale cacchio di prova fa riferimento il codice prova 05417!
Uno dei documenti scaricati, non ricordo quale perché poi nella mia mania di ordine l’ho rinominato, si chiamava “modello_ultima_versione…”. Ultima di quando cacchio? Quello più aggiornato, il genio di turno come lo avrebbe chiamato? “modello_ultimissima_versione…”.
Ci siamo stancati, sì l’uva era troppo in alto, forse il test consiste anche nell’abilità ad iscrivercisi.
In compenso sono riuscito a iscriverlo on line ad una università di Madrid.
In 20 minuti. Pagamenti e procedura di autentica dei documenti compresi.
Il tutto su un sito di una chiarezza disarmante, con una sezione interamente scritta in italiano.
E per i più rincoglioniti, quelli come me, era riportato un numero telefonico spagnolo per avere informazioni. Abbiamo telefonato. Hanno risposto al primo tentativo, dopo 15 secondi.
Tenetevi forte, l’operatore parlava italiano ed ha risposto alle nostre domande fornendoci anche consigli su come procedere!!!
E’ vero che i cervelli scappano all’estero, probabilmente anche quelli che fanno bene i siti internet. Per questo mando mio figlio a formarsi il cervello all’estero, forse anche per favorire una sua fuga futura, dalla Spagna verso l’ITALIA, e magari preparare una permanenza più dignitosa.
31 agosto 2010
Anche la mail del rompiscatole va in vacanza, ma al suo rientro, forse, si ritrova un Google controller in più
Posted by Carlo Gagliardi under computer | Tag: Gmail, google, mail, posta prioritaria, Priority inbox, spam, Web |Leave a Comment
Ci avevate fatto caso? Anche se le statistiche dicono che sempre meno gente va in vacanza, che tra l’altro è sempre più breve.
Sì, tutti quelli che ti mandano mail per invitarti a una qualunque cosa, su facebook, su linkedin, su flickr, o ti girano mail di barzellette, o mail di catene di santantonio, oppure ti indicano il caso del povero bambino che ha urgente bisogno del tuo aiuto, ad agosto, ovviamente, si fermano.
“Ovviamente”, ma fino ad un certo punto, perché alcune delle cose cui ti sollecitavano erano molto, molto urgenti. Ad agosto no! non c’è più la fame in africa, la guerra in asia, il maltrattamento degli oppressi etc. Tutti al mare.
Anch’io ovviamente, ma sempre con i miei giocattoli, ipad, iphone, kindle etc, che mi tengono aggiornato e in contatto con le community.
E vi dicevo, ci riflettevo e notavo l’ovvio che vi ho detto. Ma.
Lo spam perché si azzera? Ad agosto non più mail dalla romania, dalla russia, dalla cina per chiederti di aggiornare i tuoi dati sul banco posta, sulla banca on line, non più vincite incredibili, ne più fortunato milionesimo… Stop. Niente.
Poi da domani, 1 settembre, ci potete giurare, ricomincia. Ma è del rompiscatole che parlavo…
Ebbene dalla prossima settimana chi usa una casella di posta Gmail avrà uno strumento in più per i rompiscatole: la posta prioritaria! La traduzione fa un po’ ridere, ma Google l’ha chiamata così: priority inbox.
La nuova funzionalità di Gmail chiamata Priority Inbox, controlla i messaggi e cerca di organizzare la casella di posta elettronica basata su una serie di criteri, come la frequenza corrispondente ad un determinato mittente.
La posta in entrara sarà divisa in tre sezioni: “importanti e non letti”, “segnalati” e “tutto il resto.”
5 agosto 2010
Una cuffietta noise reduction, un po’ di musica e un treno Roma Calabria.
Posted by Carlo Gagliardi under Innovazione | Tag: abercrombie, amazon, Audio Technica, autostrada, borsa, Calabria, cellulari, figli, innovazione, Internet, iPhone, Kindle, libri, Miami, New York, nikon, noise reduction, trenitalia |Leave a Comment
A BORDO DELL’ETR 561, August, 4th – 21st century
Ormai lo sapete sono un compulsive buyer per i miei amici, o un early adopter per quello che mi suggerisce la mia curiosità: provare tutto e subito.
Per carità capisco le critiche e qualche volta ci azzeccano pure.
L’altro giorno preso da uno di quegli irrefrenabili stimoli all’acquisto, si è proprio come il dottor jekyll e mister hyde, non ho potuto fare a meno di comprare il nuovo Kindle nero a 9″.
E’ il mio secondo Kindle, l’altro è a 6″, ma con tecnologia un po’ meno matura.
L’ho preso il 31 luglio. Fantastico mi sono detto. Era appena uscito.
Il 2 agosto è stato annunciato un nuovo modello con il wifi: e vaffanculo!
Qualcuno dei mie detrattori, sono molti, gioirà, ben mi sta!
Ma non era di questo che dovevamo parlare.
Finite le prime vacanze di moglie e figli, oggi sto andando giù in treno per rientrare poi domani tutti insieme in macchina a Roma.
In Calabria; ma ci avete mai fatto caso, si dice vado a Napoli, vado a Firenze, a Siena, a Milano, a Venezia, ma quando si va in Calabria, ovunque nei 500 km di costa, si dice vado in Calabria!
In uno dei mercatini estivi, in Calabria, una di quelle sere che gli obblighi sociali ti obbligano a vagare, ho visto una di quelle borse, molto simile a quella che mia figlia ha voluto che le regalassi a Miami, con scritto, MIAMI BEACH MIAMI BEACH MIAMI BEACH….
Ma questa, uguale in tutto e per tutto, riportava CALABRI CALABRIA CALABRIA…, ve lo giuro!
Orgoglio CALABRESE.
Questa però non l’ha voluta.
Sapete uno di quei viaggi che si dovrebbe sapere quando e come cominciano, ma di cui si ignora completamente l’epilogo.
Anzi.
Basta averlo fatto tre o quattro volte, che si dispone di una base dati sufficiente per prevedere le più infauste situazioni.
Insomma un giorno di ordinaria follia.
Alle 16e17, 10 minuti prima della partenza ufficiale dell’ETR, il 561, al binario 13 (qualcosa doveva pur significare), il bel treno delle ferrovie dello stato è li disteso come un bel lucertolone sinuoso al sole. Ma, purtroppo, senza testa.
E senza testa i corpi non vivono.
L’ETR è in attesa del locomotore e una folla di viaggiatori si accalca e si affaccia dalle porte del treno, gli unici varchi aperti, essendone i finestrini rigorosamente sigillati: l’aria condizionata non va e la temperatura, anche accettabile di 33 gradi all’esterno, all’interno del lucertolone viaggia intorno ai 50.
Credetemi, pur sforzandosi, quella piacevole sensazione che si prova quando si entra in una sauna, non è assolutamente assimilabile a questa situazione, perché oltre al caldo umido, nell’aria sono presenti tutti quegli odori e umori propri del genere umano, che in particolare nella stagione calda non possono proprio competere con il piacere e l’erotismo degli stessi in altre situazioni.
Il capotreno non sa che pesci prendere: “non lo so, vedrete che quando parte il treno la situazione cambia, no non sono certo che l’aria condizionata funziona, ma lo spero, signori di certo c’è una sola cosa!, – ma la più bella è:- ma che vi lamentate a fa’, voi tutto me potete di’, tanto domani è lo stesso.”
16e27, fischio del capotreno.
Saliamo nel lucertolone puzzolente e se Dio vuole, ma con dieci minuti di ritardo, si parte. Ma perché parte in ritardo un treno che si forma a Roma? Qualcuno di trenitalia se lo è mai chiesto? Anche loro si inchinano ai misteri della fede.
All’interno la situazione si è stabilizzata intorno ai 35 gradi, in attesa che il “il gas del condizionatore si riscalda, mica è una lampadina che si accende subito” – capotreno interpellato.
Fuori Termini il treno fa quello che tutti i treni fanno fuori le stazioni, si ferma per altri 10 minuti. E che cacchio!
Mi sono messo leggere alla debole luce dei finestrini opachi; ormai gli strati di sporcizia fanno da filtro alla luce e al calore dando una mano all’asfittico condizionatore. È per questo che non vengono puliti da anni.
Poi riparte; rileggevo sul vecchio Kindle “la cruna dell’ago”, un libro sempre molto piacevole, ma il casino, intorno a me, è indescrivibile.
Sono in uno di quei vagoni a scompartimento unico. Cellulari che suonano all’impazzata, gente che urla “mi senti – no, non ti sento, non c’è campo (per me non c’è religione), aspetta stiamo entrando in galleria, richiamami dopo ( e vai!), passami assuntina, è arrivata la busta, amore come va?, ma tu mi hami, ma soprattutto: che si mangia stasera! Ecco tutto passa quando ci si mette l’anima e lo stomaco in pace.
Io viaggio con tutti i miei giocattolini, sempre appresso.
A New York a Natale, insieme alla Nikon, avevo comprato da B&H per 90$, un paio di cuffiette dell’Audio Technica, “QuietPoint® Active Noise-Cancelling In-Ear Headphones“.
Significa, per quei pochissimi che non lo sapessero, delle cuffiette di quelle che si inseriscono nell’orecchio, ma con una particolarità: hanno anche un amplificatore che capta i rumori ambientali e li manda nelle cuffie dopo averlo invertiti di fase, cosicché, in base ad un semplicissimo principio fisico, annulla, o meglio, attenua di molto il poco rumore ambientale che si sentirebbe altrimenti.
Le puoi usare anche senza sentire la musica. Le accendi e piombi nel silenzio.
Magnifico!
“Ma che cacchio ci devi fare, ma quando le usi, tu già sei sordo…”
TTTie! Le ho inforcate e le ho collegate all’iphone con la musica. Completamente isolato. Un pesce in un acquario che osserva la muta e distorta realtà circostante. A leggere in Grazia di Dio per una mezz’ora. Poi me le sono tolte quando ho sentito bussarmi sulla spalla: SIGNORE, SIGNORE…. BIGLIETTO?
Gli mostro l’sms con il numero ticketless, e torno alla mia beata solitudine.
Ma ora il “il gas si è riscaldato”.
E quello che sembrava un asfittico condizionatore si è rivelato un potente generatore di venti polari.
Un solerte impiegato delle ferrovie, credendo come la maggior parte del genere umano, che il termostato sia una specie di acceleratore, lo ha messo al MASSIMO FREDDO. Uno di questi giorni, se avrete pazienza di leggermi ancora, vi racconto come funziona un termostato…
Siamo credo a 15 gradi. Non ho una felpa, neanche di abercrombie!
Per distrarmi provo a lavorare un po’, ma la chiavetta Internet di Tim va a singhiozzo e velocità molto ridotta, ogni tanto si disconnette e alla successiva riconnessione fa scattare i 15 minuti di traffico minimo. In 20 min di connessione reale avrò scaricato più di 90 minuti di traffico. Sull’iphone ho TRE: per telefonare, o peggio per navigare, è come essersi portato dietro il pacco che ti rifilano a forcella.
Il treno, in maniera inversamente proporzionale alla chiavetta, ha accumulato circa 20 minuti di ritardo in 90 minuti di viaggio.
Torno alla lettura, augurandomi o che si guasti l’aria condizionata, o meglio ancora di finire in uno di quegli osceni spettacoli che si danno in treno: tutto storto e a bocca aperta, piombare in un rumoroso sonno fino al prossimo, che dopo aver urlato CAFFE’, CAFFE’, ACQUA, PANINIIIIII, non vedendomi reagire, mi tocca sul braccio, e con accento napoletano: DOTTORE!, DOTTO’? VO BEVITE NU BELLU CAFE’ CALDE CALDE?
Oggi sto viaggiando in prima classe.
Domani autostrada Salerno-Reggio Calabria!
22 luglio 2010
Bezos: gli ebook in vendita superano i libri di carta. Ma dove andremo a finire?!
Posted by Carlo Gagliardi under ebook | Tag: amazon, Bezos, Calibre, computer, figli, fotografia, Internet, ipad, Kindle, La Repubblica, libri, New York Times |Leave a Comment
Claire Cain Miller scrive sul NYT, e la Repubblica traduce il giorno dopo, che Jeff Bezos ha nientepopodimeno annunciato che nell’ultimo trimestre gli ebook venduti sul portale di Amazon hanno superato del 43% le vendite dei libri di carta!
Chi lo avrebbe mai immaginato? credo NESSUNO.
Come nessuno avrebbe mai immaginato che la fotografia digitale avrebbe prima o poi soppiantato quella chimica. Come nessuno avrebbe mai detto che il cellulare lo avrebbero prima o poi utilizzato tutti. Come nessuno avrebbe mai detto che prima o poi il televisore sarebbe diventato piatto. Come nessuno avrebbe mai scommesso che la posta elettronica sarebbe diventata indispensabile. Come nessuno avrebbe mai immaginato che…
Ah dimenticavo la/il giornalista precisa che Bezos ha anche detto che la vendita di ebook nel primo semestre del 2010 sono triplicate rispetto al primo semestre del 2009. Ma veramente? Dovrebbero vietare ai giornalisti di parlare di percentuali e di statistiche. A volte penso che loro stessi dovrebbero provare a tacere.
Continuo a pensare che siamo in un mondo di matti. Ma forse il matto sono io e pochi altri, e tutti gli altri sono sani.
Qualche tempo fa vi dicevo che per me 2+2 fa 4, sempre 4.
Non capisco tutto questo stupore o questa resistenza al cambiamento. Anzi lo capisco.
E’ semplice ignoranza. Ma siccome devono pur parlare e dire qualcosa, sparano cacchiate.
Basterebbe guardarsi intorno e fare una semplice operazione. Chiedersi: ma 9 per 9 farà 81?
Mi sembra che molti abbiano l’anello al naso.
Ma chi può immaginare che sia più semplice una volta trovato un editore disposto a pubblicare e tirare un libro in centomila copia, metterlo in vendita, fare poi gli accordi con Amazon e altri, aspettare che qualcuno dall’Italia lo ordini, che qualcuno trasmetta l’ordine dagli stati uniti a un magazzino europeo, che qualcuno lo prenda - qualche robot, costruito appositamente – lo imballi e lo spedisca per dhl fino all’indirizzo di chi lo ha ordinato,
piuttosto che mandargli una sorta di email con il libro bell’e pronto per essere letto su uno degli innumerevoli lettori di ebook che ora costano meno di 150$ e, di libri, ne possono contenere migliaia.
Eppure in molti lo pensano. E si chiedono: ma decolleranno mai questi “nuovi sistemi” di lettura? boh?
Si, ma vuoi mettere il piacere di avere un libro tra le mani, l’odore della carta… E ‘sti ca..i! Scusate, quando ci vuole, ci vuole! Se fosse per costoro avremmo ancora gli amanuensi, con le loro bellissime calligrafie. Credo che tutte queste diffidenze nascondano nuove forme di luddismo.
Se vogliamo continuare a leggere, se vogliamo che tutti possano leggere e a costi accettabili la strada è già segnata. Ma anche se non vogliamo, sia chiaro. Ed è segnata non da quando sono stati resi disponibili gli ebook reader. Da molto prima.
Ma di che si meravigliano?
Queste madri e questi padri preoccupati della troppa invadenza dei computer: dove andremo a finire.
Il papiro gli darei! Anzi le tavolette di pietra, ma in fronte! Ma i loro figli, che non se lo meritano, per fortuna non li stanno a sentire.
In questo paese vivo e questo paese osservo.
Mi viene da piangere!
Ecco il catalogo di un sito per la vendita di ebook in italia annunciato in pompa magna l’altro giorno alla camera dei deputati.
Ve lo giuro. E’ questo!
In tutto 19 libri; di cui 14, più vecchi di 500 anni o di pubblico dominio, ma in vendita! Ma su liber liber ne trovi quasi 2000. e Gratis.
Per pura pietas evito il link.
Finito lo sfogo.
Da un anno uso il kindle, sul quale, data l’attuale penuria di offerta di libri in italiano, ho caricato con mezzi leciti e non, circa 200 libri. Ho la coscienza a posto, almeno per questa volta. Di questi ne posseggo almeno 195 anche in carta regolarmente acquistati.
Da quando lo uso, non ne riesco più a fare a meno. E’ molto comodo, altro che odore della carta. Il peso della carta!
Dovunque vado ho i miei libri da poter “sfogliare”, leggere o rileggere. Ovviamente come vi dicevo ho anche l’ipad. Ma se devo dire il kindle è superiore per leggere. E si legge meglio in pieno sole. Mentre per consultare va meglio l’ipad. Ma è un problema momentaneo. Ricordate? 2+2=
Per convertire i libri tra i vari formati, dal pdf all’ epub o al azw, uso calibre, un ottimo software open source, che significa gratis.
L’altro giorno ho fatto anche un esperimento. Ho provato ad acquisire e trasformare in ebook con scanner ed ocr l’ultimo libro di Grisham. Con un vecchio scanner. Un’ora di lavoro. Errori praticamente zero.
Sto realmente pensando di costruire uno scanner semiautomatico per libri. Non scherzo.
Ma ne parliamo un’altra volta.
15 luglio 2010
Apple forse richiama dal mercato iPhone 4. Io appena posso lo compro.
Posted by Carlo Gagliardi under cellulari, Innovazione, smartphone | Tag: apple, cellulari, Gelmini, giornalisti, iPhone, Kin, maturità, Microsoft, Toyota, Toyota IQ |Leave a Comment
Notizia di ieri sera: per domani mattina alle 10 (19 in italia) è stata indetta un conferenza stampa da Apple; pare, per rispondere alle varie accuse di aver messo in commercio un prodotto inaffidabile.
Ora in questo mondo, chi sia affidabile è una questione senza risposta. Forse è un aggettivo eccessivo.
Le accuse riguardano la qualità del segnale, che risulterebbe fortemente influenzabile da come viene impugnato l’iPhone.
In America sono state minacciate class action, ricorsi., richieste di rimborso, e tutti ne parlano: CNN, giornali e comici (David Letterman…). E anche in Italia, nonostante il telefono non sia ancora arrivato, il DIBATTITO è partito! E come in tutto a livello un po’ più scadente.
Ora è proprio questo che mi insospettisce. Quando in troppi ne parlano, vuol dire che si parla d’altro.
Ma con tutti i cacchi che abbiamo, è possibile che giornalisti ed opinion maker, che obiettivamente più volte si sono dimostrati molto ignoranti, per essere soft, degli argomenti che trattano, si sono messi a disquisire del come e perché l’iphone abbia una sensibilità al segnale fluttuante?
Qualcuno di questi soloni ha ricordato che un mese fà Microsoft ha ritirato dal mercato il suo smartphone KIN? Doveva essere il debutto nel mondo degli smartphone (telefono intelligente) per vivere e condividere il social network, costava 100 dollari e doveva conquistare gli utenti dai 15 ai 30 anni. Successivamente il prezzo fu abbassato a 50 dollari. Doveva essere molto intelligente come telefono se in due mesi di presenza sul mercato aveva venduto la bellezza di CINQUECENTO pezzi!
Non voglio entrare nel merito del problema tecnico dell’ iPhone 4, che tra l’altro ho avuto tra le mani per pochi minuti. E tra l’altro non ne avrei titolo. Domani ci diranno, per quel che importa, se ci sarà una campagna di richiamo o addirittura di ritiro. Nell’un e nell’altro caso sarebbe anche un segnale di grossa sensibilità e attenzione verso il cliente, o no?
Nella mia vita cellulare, quindi dal 90 in poi – per la verità dovrei citare anche il radiomobile che avevo nella mia auto dall’88 – ho avuto, nell’ordine: motorola, nec, ericsson, sonyericsson, nokia, motorola, blackberry, nokia, apple. Non so quanti di questi, compreso l’iphone, a volte li avrei voluto scaraventare nei denti di chi li aveva progettati. E chi di voi non avrebbe voluto fare lo stesso? Anche ovviamente includendo i vari TIM, Vodafone, wind e TRE!
Ma quanti di questi hanno fatto massicci richiami o sostituzioni di apparati difettosi?
Apple è adorata da chi usa i suoi apparati e sta sul c…o a chi non li usa. Degli altri poco importa, vanno e vengono come le stagioni.
E quindi: il dibattito! di cosa si parli ha poca importanza.
Mesi fa ricordate un caso analogo? Toyota richiamò per manutenzione straordinaria c.a otto milioni di veicoli: avevano un problema all’acceleratore. Anche in quel caso dibattito, giornalisti economici che parlavano di: Ritiro Dal Marcato Di 8 Milioni Di Veicoli!
RITIRO!
ma sapevano di che parlavano? Sentito anche su Radio24.
Erano state mandate 8 milioni di lettere ai possessori di Toyota, con la richiesta di passare in assistenza per verifica/sostituzione di un pezzo.
Ma dei problemi ai freni, ai cambi, alle cinture di sicurezza, alle gomme, per la ruggine, etc. di tutte le altre marche nessuno ne parlava. C’era la Toyota e daglie addosso alla Toyota.
Era dicembre 2009. Crollo in borsa del titolo etc.
A gennaio 1010, dovevo cambiare la mia auto che era troppo grossa per il traffico romano. Ne cercavo una piccola da alternare nell’uso con lo scooter. Ho comprato una Toyota IQ.
E poi ho ricevuto la mia bella raccomandata un mese dopo che mi invitava a passare in assistenza per la verifica dell’acceleratore. Che devono fare? hanno paura delle class action…
Io in assistenza non ci sono andato.
E mo mi compro l’iphone 4.
…
Riguardo al macbook unibody di mio figlio, giusto per quelli che fossero interessati: l’ho rimontato.
Che fatica.
Mi sono avanzate tre piccole viti…
Funziona.
Eccetto tre tasti che hanno bevuto troppa birra. L’ho detto che fa male.
Ora ho ordinato un’altro upper case con tastiera – approfitto per mettere quella italiana, così mio figlio può usare le accentate – e lo sostituisco. Lui nonostante la mancanza di accentate, ha cmq passato l’esame di maturità. Viva la Gelmini!
6 luglio 2010
Macbook UNIBODY (tutt’ nu piezz’): un valido aiuto per la tesina di maturità di mio figlio.
Posted by Carlo Gagliardi under computer | Tag: cellulari, computer, figli, Heineken, poeti |[3] Comments
Mai contenitore si rivelò più capiente e difficile da svuotare.
Avete capito sto parlando del computer Apple di mio figlio. Quello bianco nuovo. Detto Unibody. Molto solido e ben costruito.
Sul macbook era stata scritta la preziosa tesina della maturità: “La guerra attraverso i canti dei soldati”. Quella che lo avrebbe dovuto aiutare a superare l’esame , data la difficoltà degli scritti.
Ora dico sempre a tutti di fare copie dei documenti importanti: sapete spesso i miei amici mi chiedono: che computer devo comprare? E dopo aver dato i consigli del caso mi soffermo a ricordare la necessità di fare le copie dei docs importanti. Sforzo inutile. Prima o poi mi chiedono come fare a recuperare documenti persi in computer guasti!
Con i figli poi, è ancora più difficile; oltre ad essere figli, sono anche cresciuti nell’era del social: hanno tutto in finestra. Le foto su facebook, i video su youtube e la rubrica tra messenger e vari cellulari incasinati.
Se ti ostini a chiedergli che succede se si guasta il computer, la risposta è una sola: “scialla!”, che a seconda dei casi significa nessun problema, tranquillo, bene, ottimo, comodo, giusto, positivo. Sta a te l’interpretazione.
Ora il computer si può guastare (già successo una decina di volta nella carriera computazionale dei mie figli): cade, mentre lo portano in giro per casa magari acceso, grazie al wifi e alle batterie che lo hanno fatto diventare ubiquo. Si può incasinare per qualche virus sempre in agguato.
Ma durante il periodo degli esami non deve succedere niente!
Solo che c’è la legge di Murphy: se qualcosa può andar male, lo farà!
Ho detto a mio figlio molte volte che la birra fa male, rintontisce e durante lo studio, crea solo problemi.
E oltretutto gonfia lo stomaco e in questo caso anche gli spazi accessibili dell’unibody, che sono pochi per fortuna.
Sì è successo.
Una bottiglia da 66cl di Heineken, non si sa come, ha perso l’equilibrio e ha rovesciato tutto il suo contenuto sulla tastiera dell’unibody, domenica scorsa.
La tastiera è stata completamente inondata. ma mio figlio mi ha detto al telefono: Scialla! l’ho asciugata subito.
Il macbook però si è rifiutato di funzionare e, benché ubriaco, si è anche rifiutato di vomitare, almeno la tesina.
In serata è stato abbastanza semplice (!?!) svitare quelle cacchio di viti della Apple a stella triangolare (sic!) e tirare fuori il disco per estrarne la tesina con un altro mac.
I problemi son venutoi quando ho deciso che non poteva finire così. Il macbook l’avevo preso a new york solo 5 mesi fa.
L’ho smontato! In fondo dovevo solo provare a pulire la tastiera. Che è tutt’ nu piezz’ con quello che Apple chiama il cover. E che ci vuole?
Solo che il cover è in realtà il telaio. E quindi ho dovuto smontare tutto!
E li è iniziata la battaglia con tanto di canzoni dei soldati.
Un po’ più di 50 viti: a croce Pozidriv, a stella Tri-Wing, brucola a stella antimanomissione, e molte con la vernice sigillante. Roba da andare al manicomio.
Alla fine ci sono riuscito.
Ho avuto il mio bel cover con la tastiera. E l’ho lavato con il detersivo dei piatti. Del resto era birra.
E poi l’ho abbondantemente sciacquato con acqua distillata.
Uno di questi giorni lo devo rimontare…
E’ stata solo una battaglia, la guerra non è finita.
23 giugno 2010
“Le prese a parete devono stare ad un’altezza minima di 175 mm…”
Posted by Carlo Gagliardi under Innovazione | Tag: caricabatteria, cellulari, Commissione europea, domotica, prese, usb |Leave a Comment
Minima, e siamo d’accordo.
Ma perché stanno tutte in basso e nascoste?
Mi viene in mente perché una volta ci si attaccavano le stufette!
E nessun altro motivo. Prima erano brutte, ora si perdono giornate a sceglierle della foggia, del colore e del materiale che più ci piacciono, e non costano neanche poco.
La maggior parte delle prese di casa, intendo quelle che si usano quando servono, ma sono poi sempre impegnate, sono occupate dai caricabatteria: cordless, cellulare, computer, ipod, radio, trapano, aspirapolvere (per qualcuno); e poi ancora frullatore, macchina del caffè, microonde, fhon, piastra per i capelli (per chi ha figlie da adolescenti in poi), mixer e amplificatori (per chi ha figli che fanno casino a tutte le ore), televisori, dvd, playstation, decoder sky, e una miriade di “ciabatte” che moltiplica all’infinito le combinazioni precedenti.
Ora nessuna delle cose collegate alla corrente, di quelle che ho nominato, si usa o si dovrebbe usare per terra.
Tranne l’aspirapolvere e il frigo; il primo si attacca e si stacca dalla presa, quando serve. Il secondo sta li.
La normativa dice…Le prese a parete devono stare ad un’altezza minima di 175 mm, quelle a battiscopa…”. Il motivo dell’altezza MINIMA dovrebbe limitare i problemi in caso di allagamento.
O forse evitare che senza questa prescrizione i nostri sadici architetti ci piazzassero le stesse rasoterra.
Dell’altezza massima la normativa non dice.
Ma non sarebbe più utile averle, che so’, a 80 cm.
Come stanno in cucina.
Non ci dovremmo piegare, non dovremmo scavalcare mobiletti alla ricerca della nostra preziosa presa di sera per attaccare il cellulare etc.
Ah, poi, finanche la Commissione europea ha stabilito di unificare gli attacchi per i caricabatteria e pare che dalla fine di quest’anno i cellulari dovrebbero avere un attacco microusb. Speriamo.
Ma già molti, quasi tutti quelli che si caricano anche in macchina, hanno un cavetto per collegarli al computer o ad un caricabatteria.
Sarebbe troppo cominciare a vedere nelle nostre case una sfilza di prese a muro, a 80 cm da terra mi raccomando, con attacco usb a 5V? Magari con una linea stabilizzata e con alimentatore elettronico che non consuma nulla in stand-by.








