Una cosa molto più complicata la postulò nel ’32 Werner Karl Heisenberg, Nobel per la fisica: il principio di indeterminazione; attraverso la teoria si dimostrava che dall’osservazione di un fenomeno si può ottenere un’informazione solo a costo di perderne un’altra.
E ne nacque una polemica scientifica, sul finire della quale Einstein pronunciò la famosa frase: “Non credo che Dio abbia scelto di giocare a dadi con l’universo”, Bohr rispose: “Einstein, smettila di dire a Dio cosa fare con i suoi dadi”, e molto più tardi Hawking la concluse: ”… la considerazione dei buchi neri suggerisce non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere”.
Chiedo scusa a tutti, anche agli Interessati, per questo incipit un po’ alto…
Da quando mi occupo di web, ahimè un bel po’ di anni, il messaggio, la notizia e l’informazione sono sempre stati tenuti al centro dell’attenzione. Poi è venuta la “fuffa”.
E poi è arrivata la legge Stanca “…La legge 04/2004 si applica a tutte le pubbliche amministrazioni… La 04/2004 prevede …in caso di creazione … di un sito o di una pagina basata su tecnologie web, su siti pubblici, quest’ultima sia creata rispettando 22 requisiti tecnici che garantiscono l’accessibilità minima…”
Quindi dovremmo essere tutti abili, anche se diversamente, ma almeno capaci di fare un paio di cose, come: cercare su google una facoltà universitaria e fare un’iscrizione al test.
Ve lo racconto perché ho speso più di una ventina di ore (di più, molto di più, ma mi vergogno a confessarlo) durante l’estate per aiutare mio figlio ad iscriversi ai test di accesso alle varie facoltà di Sapienza e Tor Vergata, verificarne il buon esito (dell’iscrizione), cercare l’aula assegnata per il test e leggerne i risultati una volta eseguiti.
Tutti i siti consultati, nel pieno rispetto della legge, ovviamente rispettano i requisiti di accessibilità.
Ma solo quelli fisici/estetici: per quanto attiene alle informazioni non si capisce una mazza! Probabilmente perché la legge non ne parla.
Facendo ricerche su google per i test spesso finivamo nelle pagine di precedenti edizioni, o peggio ancora nei vecchie versioni dei siti delle stesse università: sono clinicamente morte, ma tenute in vita, contro la volontà di tutti, da quel perverso meccanismo che vuole che le informazioni digitali siano indelebili.
Se ti vuoi iscrivere al test di medicina per il 2010/2011, come niente finisci in una pagina che dice che la scadenza è il 27 luglio del 2009. E non c’è niente da fare. O ti appunti (a penna mi raccomando!!!) quel cacchio di link di quella pagina che una sera quando ormai eri disperato ti è apparsa per caso, ed era quella giusta, o non c’è nulla da fare. La volta dopo se ti va bene finisci nella sezione del 2008. E da quella non puoi arrivare alla sezione 2010, perché nel 2008 il 2010 è il futuro.
Ma che ci vuole a mettere in archivio le informazioni del passato? magari con un link alle omologhe sezioni attuali. La legge, stanca (lo dice la parola stessa), non lo prevede. Forse viene vista come un’eutanasia e si sa come la pensa l’attuale classe dirigente al proposito.
E quindi vai con la caccia al tesoro.
Una nota a parte la merita il fatto che l’iscrizione ai test delle università romane, non so le altre, si perfeziona solo con il pagamento, e questo si può effettuare on line solo se hai un conto on line su Unicredit Banca di Roma. Altrimenti ti stampi la tua cacchio di richiestina e la porti in banca, paghi e loro ti rilasciano una cacchio di ricevutina con un cacchio di codice del test (mica c’è scritto, chessò medicina, biologia). C’è scritto codice prova: 05417. E dal momento che la ricevutina devi esibire il giorno del test, se ti sei iscritto a più test, è bene fare il “reverse engineering” tornando sul sito, impazzendo a ricercare la pagina giusta, e appuntandosi a quale cacchio di prova fa riferimento il codice prova 05417!
Uno dei documenti scaricati, non ricordo quale perché poi nella mia mania di ordine l’ho rinominato, si chiamava “modello_ultima_versione…”. Ultima di quando cacchio? Quello più aggiornato, il genio di turno come lo avrebbe chiamato? “modello_ultimissima_versione…”.
Ci siamo stancati, sì l’uva era troppo in alto, forse il test consiste anche nell’abilità ad iscrivercisi.
In compenso sono riuscito a iscriverlo on line ad una università di Madrid.
In 20 minuti. Pagamenti e procedura di autentica dei documenti compresi.
Il tutto su un sito di una chiarezza disarmante, con una sezione interamente scritta in italiano.
E per i più rincoglioniti, quelli come me, era riportato un numero telefonico spagnolo per avere informazioni. Abbiamo telefonato. Hanno risposto al primo tentativo, dopo 15 secondi.
Tenetevi forte, l’operatore parlava italiano ed ha risposto alle nostre domande fornendoci anche consigli su come procedere!!!
E’ vero che i cervelli scappano all’estero, probabilmente anche quelli che fanno bene i siti internet. Per questo mando mio figlio a formarsi il cervello all’estero, forse anche per favorire una sua fuga futura, dalla Spagna verso l’ITALIA, e magari preparare una permanenza più dignitosa.

23 settembre 2010 at 17:01
E’ assolutamente vero, per le Università italiane ma anche per le pubbliche amministrazioni, per la sanità ecc. ecc…e la cosa più fastidiosa non èil non riuscire a reperire informazioni via web ma il trovarle spesso e (mal)volentieri sbagliate!
23 settembre 2010 at 17:34
A questo punto non ti resta che unirti ai cacciatori di UFO. Forse stavolta je la famo!!